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Mer 08 settembre 10, 13:14

Le storie

La scimmia, la gabbia e chi ve la rinchiuse

Questo racconto rispecchia ciò cui sono stata sottoposta per un anno. Sono fortunata se riesco ancora a mantenere una certa lucidità mentale, il mio lavoro, l'amore delle persone a me vicine, perchè ho amato davvero ed ecco la ricompensa ricevuta. Dedico questa storia ad Antonio, che da tempo voleva pubblicassi, perchè coi colleghi sapeva e mi diceva di aprire gli occhi. E' scomparso due settimane fa a 40 anni.Ti voglio bene amico mio.

Ogni giorno portava alla scimmia un pugno di noccioline e qualche banana, lei dondolava inebetita da una parte all'altra della gabbia, si avventava contro le altre, contro le sbarre della gabbia e urlava, un urlo sordo che si perdeva nel suo stomaco come un gemito. L'aveva chiusa lì dentro perché era convinto che fosse la cosa migliore per lui, in fondo riceveva comunque cibo e qualche carezza, ma dietro le sbarre. Nel frattempo teneva fuori della gabbia una scimmia a cui era più legato, la teneva con sé, la coccolava, soddisfala tutti i suoi capricci. E la scimmia in gabbia cercava con ogni trucco che si potesse trovare in quella lurida gabbia di attirare l'attenzione del suo carceriere perché desiderava carezze, perché il suo carceriere un giorno la portasse fuori come quella fortunata. Il carceriere la teneva là dentro, anzi cominciò a stancarsi della bellicosità di quella scimmia, era troppo agitata, non lo divertiva più come prima, quando muoveva la testa e gli occhi erano freschi, lucidi e furbi. Pensò come disfarsi di lei, arrivò ad odiarla, lui le aveva offerto una gabbia e del cibo ed ecco la ricompensa, una scimmia velenosa. Disse al veterinario che era impazzita, che recava problemi a tutte ed era ora di abbatterla. Il veterinario aprì la gabbia per prenderla e lei si avventò contro il carceriere graffiandogli tutto il viso: si sarebbe accorto di lei adesso. Fu abbattuta con un sonnifero letale e mentre gli occhi si chiudevano si abbracciava da sola, rannicchiata.
Questa è la fine di questa triste storia, l'amore, la voglia di amore è spesso interpretata dallo stolto come aggressività, specialmente se il carceriere si annoia del giocattolo. Io ti perdono. Per la mia prigionia, per la rabbia, per lei che hai sempre tenuto tra le braccia mentre mi allungavi un dito dalla feritoia della tua vita. La vita è una ruota, ognuno per la sua strada, la rabbia ti torna indietro ed io non ne ho più, non ne voglio più. Il perdono è la chiave di ogni cosa.


21.07.2008

Autore: Sabrina Zecchin

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